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COME L'ORGOGLIO DISTRUGGE LA VITA

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Mi è spesso capitato di dire e di sentirmi dire: "Lascia stare, faccio io".
Premesso che sicuramente non sono la persona più volenterosa del mondo e che molte volte riesco solo a combinare casini di proporzioni colossali, se posso, vado sempre incontro al prossimo.
Che si tratti di sistemare un vestito che non ho cambiato io di posto in giro per i negozi, alla signora anziana che deve attraversare la strada.
Non riesco a guardare le cose con occhio critico e distante, che posso farci.
Sono fatta così, sarò pure strana, ma ho bisogno di fare questo, altrimenti sto davvero male.
Forse per una sorta di deriva da piccola donna riccio, che ne so. Fatto sta che ogni volta mi ritrovo a ricevere un no, la cosa assume i connotati di un rifiuto personale. Doloroso a volte, ma bisogna imparare a lasciare libero chi ci dice di no.
Mica possiamo fare come le commesse di quei centri commerciali che vengono pagate a provvigione e ci inseguono per il negozio con la remota speranza di fare molte vendite!

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Sapete cosa succede alle persone come me, quando si propongono di fare le cose?
Al 99% passiamo per quelli che vogliono qualcosa in cambio, ed arriva la risposta delle risposte. Lascia stare, faccio tutto io.
Perchè mai?
Quando ero piccola e provavo ad aiutare qualcuno nelle cose più banali, venivo scambiata per la piccola impertinente.
A volte pensavo di essere stata scortese, altre ancora di essere incapace a compiere le azioni più banali. Così credevo.
Ho scoperto la cocente verità arrivata a quindici anni.

L'ORGOGLIO DISTRUGGE TUTTO, E NOI NEMMENO CE NE ACCORGIAMO

Come una botta di immenso calore, in pieno volto.
Tutto accadde quando, per caso, decisi di dare una mano ad un compagno di liceo per un progetto di grafica. Già da quel periodo mi dilettavo ad editare e modificare foto per il web, e la cosa mi sembrava super semplice da risolvere.
Ad un tratto, il ceffone in pieno volto.
Lo ricordo ancora. Suonava al ritmo di: "Zaira, tesoro mio, non ho bisogno del tuo aiuto. Non posso accettarlo. Io lo so fare".
Ed era palese ad entrambi che non fosse assolutamente capace di scontornare quell'immagine per la locandina da realizzare.
In quella frase, le risposte di una vita.
Anni di domande e di rifiuti, cominciavano ad assumere un senso. A volte, pure un ceffone può far luce nella notte. 

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Va benissimo che io ho una innata indole da crocerossina, ma non bisogna mai aver paura di chiedere aiuto o peggio, accettare l'aiuto che ci arriva.
E non lo dico perchè sono sempre io a dare una mano al prossimo, ma per una questione di mera e semplicissima logica.
Sapete quante volte ci si precludono possibilità splendide solo per colpa dello stramaledetto orgoglio? Io ho smesso di contarle quando ho capito che era inutile contarle, bisognava eliminarle alla radice e fine.
Che senso ha essere infelici quando nel mondo ci sono mille opportunità per esserlo?
Se io non avessi accettato una serie di aiuti nel corso della mia vita e della mia carriera da blogger, oggi non sarei quella che sono adesso.
Se non avessi avuto il coraggio, perchè serve anche quello, di accettare e riconoscere i miei limiti, dettati dall'orgoglio, non avrei perdonato, riconciliato, ripreso, amato, conosciuto.


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L'orgoglio mi aveva resa incapace di vivere la vita e le piccole cose in maniera sana e sensata.
Pensavo di essere invincibile, di poter avere davvero il mondo intero a mia portata di mano, ma non funziona così. Quando si è eccessivamente orgogliosi, di colpo, si diventa anche molto superbi e saccenti.
Una di quelle combo micidiali che potrebbero stendere pure un cavallo.
Ecco, questo non dovrebbe mai accadere, ma quando si vive circondati dall'orgoglio, è inevitabile.

Abbiate quindi il coraggio di accettare quella mano tesa, di non spaventarvi per nulla. Di essere meno orgogliosi. Che tanto l'orgoglio non serve assolutamente a nulla, tranne a renderci infelici.

With love, Zaira


STAY TUNED WITH FASHION'S OBSESSIONS

CORPO E CONSAPEVOLEZZE

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Una vita passata a sentirsi dire che non si è mai abbastanza.
A chi non è successo di non sentirsi a proprio agio a lavoro, a scuola, con gli amici?
A me tantissime volte. Vedete, ho passato una intera vita a sentirmi quella di troppo, a non essere a mio agio con quello che il mondo si aspettava da me.
Non è una delle cose più belle del mondo, specie se hai quindici anni ed il fidanzatino di turno ti impone di dimagrire.
Le imposizioni a me non sono MAI piaciute, ed ho sempre pensato che fosse quantomeno da persone fuori di capoccia imporre qualcosa a qualcuno.
Non ha senso voler imporre un qualcosa. Nemmeno per scherzo.

Gli anni passano e le cose sono cambiate.
Adesso ho ventidue anni, e ne ho fatta di strada.
Ho aperto questo spazio web senza nemmeno ricordare come si utilizzasse un computer, ho perso e preso e poi perso di nuovo dei chili; realizzato i miei sogni.
Ho fatto come una scheggia impazzita, su e giù per la bilancia, manco fossi una di quelle bellissime lancette da orologio guasto.
Mi sono pian piano concentrata su altri dettagli.

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CORPO: TRA CONSAPEVOLEZZE E NUOVE SCOPERTE


Ed ho imparato ad avere maggiore consapevolezza del mio corpo e di quanto può essere bello ed armonico.
Con i miei rotolini di ciccia che strabordano dalle costole sporgenti (Si donne, li ho anche io, come moltissime altre donne su questo pianeta e non è un reato federale eh), le tette che a volte non trovano spazio tra le maglie ed il culo piatto ed alto.
Non credevo di poterlo scrivere sul web, dove tutto resta e non muta, ma è così.
Non sono la modella migliore del mondo, ho anche io i miei difetti, ed ho imparato ad accettarli, così come sono, senza se e senza ma.
Non tutte le donne nascono perfette e sempre pronte a spaccare il mondo a suon di bellezza, ma tutte possono sicuramente spiccare per intelletto.

In un mondo pieno di immagini che ci martellano con i corpi del millennio, con tante belle menate del caso e con una pelle sempre pulita, ho scelto di essere semplicemente Zaira.
Quella che mangia come se non avesse mai smesso di farlo, che da piccola voleva il piatto "pesante" e che da adulta si innamora di ogni cibo da strada.
La ragazzina grassa e l'adulta normopeso. La scelta è sempre e solo nostra.
Essere felici è una questione meramente spirituale, almeno così mi hanno insegnato, ed essere felici, realizzare i propri sogni e sentirsi a proprio agio col corpo che la natura ci ha donato, è una scelta liberissima.
Chissà, magari tra sei mesi questo blog diventerà quello di una ragazza super fissata con la dieta o tornerò a proporvi milioni di ricette ipercaloriche.
Questo non mi è dato saperlo, ma so già che qualsiasi cambiamento arriverà per me stessa e nella mia vita, sarà una mia libera scelta.

With love, Zaira

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LOST IN THE WEEKEND

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Weekend.
Succede di tutto in un solo weekend, ma non è sempre essenziale che sia un weekend.
Le cose più belle ed importanti della mia vita sono accadute di settimana, ad esempio.
Ci avete mai pensato a quante cose accadono di prima mattina?
Magari quelle mattine dove siete in pieno post sbornia dal weekend appena finito o quelle dove non vorreste nemmeno fare un passo per andare in cucina a prendere l'acqua da sputare a terra tre secondi dopo. Quelle mattine stanche, senza una soluzione, senza un motivo.
Quelle giornate che lo sai già, te lo senti dentro, ti puzzano subito di disastro.
Quelle mattine che te lo senti nelle ossa che ti stanno per portare solo merda, solo sensazioni e sentimenti.

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E magari ti svegli, ti metti a scrivere il solito elenco mentale di stronzate e buoni propositi che poi di buono non hanno assolutamente nulla.
Ma per convenzione, per abitudine, per esperienza, per senso del dovere e moralismo cinico, si dice sempre che è durante il weekend che si prendono le decisioni importanti.
Mi ci vuole un fine settimana per pensarci.
E' la frase che più ricordo dei film americani d'amore, quando uno dei due deve dire qualcosa di importante all'altro, quando deve lasciarlo.
Un fine settimana per pensare, per conoscerci, per essere qualcosa.
I weekend, quelli di riflessione in mezzo alle montagne o di estremo isolamento caotico in città, sono solo un placebo per la vita comune.
La vera riflessione si svolge durante quelle mattine in cui non si capisce assolutamente nulla, tra caos, stanchezza, stress e pesantezza.
La riflessione è il motore primo delle cose belle, ed anche di quelle brutte.

Ci vuole un filino di fegato per rendersi conto di cosa ci succede in quei momenti, perchè, e ve lo dice una che queste cose le affronta spesso, non si capisce perfettamente chi si è, cosa si vuole, cosa si fa nella vita, come ci si deve comportare.
In quelle mattine di freddo o maggese interiore in cui si vorrebbe spaccare il mondo, dove un formicolio strano e maldestro pervade il corpo ed ogni suo lombo.
Ecco, tutto parte dalla mattina.
Crediamo che si cominci dalla sera, dalla fine delle emozioni e dalle notti insonni, ma è sempre dalle mattine che si comincia a rassettare i pensieri e le sensazioni acerbe.
Mattine spente eppure vive come fiammelle in un bosco. Mattine allegre. Mattine solitarie, confuse, piene di bruma; mattine.
Ed i buoni propositi, magicamente scompaiono.

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Come granelli di porporina sotto il peso della colla che si usava nei lavoretti all'asilo, quello che deve volare via, sfugge con la gravità. L'essenziale, l'utile, il vero, il reale, resta.
Resta imprigionato, attaccato, saldamente ancorato al castello di certezze, paure e pressioni che ci siamo costruiti negli anni.
Ed anche una mattina che ci fa pensare di essere degli esseri umani persi nel weekend caotico di alcol e vizi proibiti, è un foglio a cui attaccare il nostro glitter preferito.
Quello bello e buono della vita, della felicità, delle nuove esperienze.


With love, Zaira



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UNA VITA CON L'APPARECCHIO ORTODONTICO

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Quello che sto per scrivere non è di certo un post che avevo programmato di fare, ma credo sia giusto parlarne.
Lo scorso Ottobre ho deciso di andare dal dentista dopo secoli e di fare un controllo di routine. Dovete sapere che io ho una paura folle e disumana dei dentisti, o almeno, avevo, e che non tollero mi si tocchi il volto se non previa autorizzazione e mille voli pindarici.
Devo trovarmi a mio agio prima che un mio amico, fidanzato ipotetico o anche solo conoscente, mi possa toccare il volto.
Succede che ad Ottobre vado dal dentista e che dopo una breve occhiata ed una panoramica mi invita a tornare il mese dopo per montare l'apparecchio.

Immaginate la mia ansia a tale rivelazione da parte del mio dentista ed il mio sconforto all'idea di dover essere una che lavora sul web con le stelline e tre kg di metallo tra i denti. 
Ho cominciato a vedere tutte le dirette e le foto degli interventi di implantologia ortodonica, l'ansia da prestazione saliva, la voglia di fare delle foto sempre più belle fino alla fine del mese pure, i drammi da denti e dolore non facevano che aumentare all'interno del mio cervello.
Per qualche ora ho invocato pure i cani alsaziani della mia amata Bridget Jones, giusto per venirmi a salvare da tale supplizio.
Inutile dirvi che sono una di quelle persone calme e posate che affronta tutto con calma zen, perchè prendervi in giro non mi piace assolutamente.

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APPARECCHIO ORTODONTICO: PRO E CONTRO


Ho cominciato a correre per casa, a chiedermi quali pose ed espressioni facciali dovessi evitare, di tutto per non farlo notare.
I primi giorni è andata così.
Pian piano mi sono resa conto che la mia salute viene prima di foto, video, esperienze simili e pure la remota possibilità di non trovare un fidanzato.
La mia salute, il mio benestare e la  possibilità di vivere fino alla fine dei miei giorni con dei denti bellissimi, dritti e senza difetti mi ha parecchio allettata. Già mi ci vedevo a fare la pubblicità di qualche prodotto bizzarro per la cura dei denti o ad essere una delle nuove testimonial della campagna contro le carie in Italia. Ma esiste davvero una campagna simile? Chissà, da oggi lo aggiungiamo alla lista dei sogni da realizzare.
Il giorno del primo montaggio, volevo morire.
Immaginate sempre me, donna dai nervi di ferro, senza mai un cedimento e con la rabbia facile, seduta per mezz'ora piena su quella sedia, con tre persone a lavorare sulla mia bocca, una luce puntata in volto e senza poter parlare.
Beh, sul non poter parlare, con buona pace del mio dentista, abbiamo ancora da lavorare, visto che riesco a parlare molto bene anche con la sola gola.

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Alla fine della giornata, l'unico e solo pensiero nel mio cervello era: " Ma che davvero non posso più mangiare le Lupo Alberto? (Si, sono da sempre le mie caramelle preferite, sappiatelo)
E niente più patatine da supermercato, noccioline, arachidi, pane croccante, bruschette, gelati con la granella e cotolette extra fritte e croccanti? "
Ma il colpo di grazia è arrivato quando mi è stato imposto di non mordere, addentare, agganciare, spezzare coi denti, triturare nulla per i prossimi tre anni circa.
Ecco, immaginate la principessa che è nel mio cuore, non poter mangiare assolutamente nulla, nemmeno per errore. E tre giorni di alimentazione controllata, pappette, snack dal dubbio sapore di morte e l'assenza quasi totale di sapori all'interno della mia bocca.
La vera sfida è stata cambiare la mia alimentazione nel corso dei mesi.

Ho infatti scoperto che non riesco a mangiare l'insalata, che devo rieducare la mia bocca a compiere dei gesti ovvi e banali che per ventidue anni erano stati eseguiti in maniera del tutto errata.
Il primo Natale senza poter mangiare come al solito, un trauma di proporzioni bibliche se sei del sud ed hai da mangiare la quantità di cibo che in media mangiano tre persone, in un mese, in sole tre ore e mezza.
Il primo compleanno con l'apparecchio, la rassegnazione che è sopraggiunta dopo pochi mesi di torture ed operazioni a tre mm dal volto, nemmeno ve la racconto.
A migliorare la situazione ci hanno pensato i miei amici con le loro splendide foto e tanti glitter.

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Nel corso dei mesi, chi mi segue sui social si è via via abituato a vedere me con le piccole mutazioni nella mia bocca, prima sopra e poi anche sotto. 
E tante ragazzine hanno cominciato a mandarmi le loro foto con i progressi e raccontarmi le storie di dolore ed anche immensa gioia.
Come quella volta che grazie alla mia amica Daniela ho scoperto come mangiare meglio e come poter oggettivamente barare senza far casini in bocca e concedermi dei mini lussi. O come di quella ragazzina che si è convinta a mettere le stelline perchè anche la sua influencer preferita aveva le stelline in bocca e non se ne vergognava.
Ho anche messo a punto una mini guida per donne di tutte le età con l'apparecchio per sopravvivere al meglio a questo grosso deficit momentaneo.

Per il resto, divertitevi e siate sempre e comunque felici, che l'apparecchio passa, la salute resta.
Curarsi non deve assolutamente essere qualcosa ci mette in una posizione scomoda, e nessuno, nemmeno per scherzo, deve sentirsi in difetto o un freak.


With love, Zaira


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RIPRENDERE I RAPPORTI CON GLI EX

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Riprendere i rapporti con gli ex è forse la cosa più stupida del pianeta, ma potevo io, ragazzina mai cresciuta ed autrice delle peggiori idiozie della storia non fare una cosa simile?
Suvvia, mi conoscete benissimo, sapete che ormai compiere azioni al limite della stupidità è il mio hobby preferito.
Succede che un giorno a caso, si senta la mancanza viscerale di uno degli ex della propria vita.
Nulla di male direte, ma che succede quando si prova ad avere davvero un rapporto?

RIPRENDERE I RAPPORTI CON GLI EX : COSA NON BISOGNA ASSOLUTAMENTE FARE

La prima cosa da non fare quando si prova a riprendere un rapporto con gli ex è senza dubbio quella d'essere subito grandi amici. Si pensa che sia facile, avendo avuto una storia e conoscendosi benissimo. Ci si dimentica che, il conoscersi a fondo, ci ha anche fatto del male.
E' come aver sfracellato un piatto a terra, anche in malo modo, e poi provare a chiedergli scusa, abbracciarlo e dirgli che va tutto bene, senza colpo ferire insomma. Ma state scherzando vero?
Gli ex non possono mai essere amici.
Nemmeno sulla luna. Ci sarà sempre qualcuno che vorrà staccare la testa all'altro, e questo non sarete di certo voi a cambiarlo in tre secondi. Anche se fingiamo che sia tutto ok, uno dei due detesterà sempre l'altro.

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Riavvicinarsi agli ex, in ogni contesto e situazione, è una grandissima cazzata.
Peggio dei calzini con le dita, delle Birkenstock con le calze di spugna il 15 Agosto.
Peggio della carbonara scotta e della pancetta al posto del guanciale.
E' eresia pura e cruda.
Stavolta non vi darò un manuale chissà quanto dettagliato sulle cose da fare, da dire e cosa succederà, solo un piccolo monito, frutto di capocciate personali, delusioni ed ore infinite di litigate, treni persi, ore vuote e discussioni così infruttuose da stendere un cavallo.
 Non avvicinatevi, nemmeno per errore, nemmeno per caso, neanche in caso di guerra nucleare ad uno dei vostri ex. Il dolore inflitto in passato, credetemi, torna sempre a galla. E le questioni insolute torneranno a tormentarvi.


RIPRENDERE I RAPPORTI CON GLI EX : LE COSE GIUSTE DA FARE


Come si dice qui in Sicilia, "Unni t'ha fattu a stati, ti fai u 'nvernu" (Dove ti sei fatto l'estate, fai l'inverno).  Avete fatto vostro questo detto, vero?
Allora prendete tutte le vostre energie, quel briciolo di dignità che vi resta e la forza disumana per dire di no a chi cerca di starvi ad un passo dal cuore, e scappate. Anche se il vostro cuore vi dice che è la persona giusta, la situazione ideale, e mille altre menate del tipo. Se siete ex, un motivo di fondo ci sarà e le minestre riscaldate, i piatti insipidi, le cose senza una logica, hanno una fine. Devono avere una fine, per il bene della vostra salute mentale ed anche per voi stessi.
Come Forrest, correte quanto più lontano vi riesce.
Per stavolta, pericolo schivato.


With love, Zaira


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DALLA PARTE DEL BULLO: QUELLO CHE TUTTI FACCIAMO SENZA RENDERCENE CONTO

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Ognuno di noi ha letto, visto o sentito almeno una volta una storia di bullismo.
Io stessa ve ne ho già parlato, seppur a malincuore.
Ho cercato di raccontarvi come stessero davvero le cose, senza fare quella che non poteva e non voleva dirvi tutto ciò che accade in questi casi.
Ma avete mai pensato a quello che ogni giorno facciamo per passare dalla parte dei bulli?

Prima della serie di episodi che mi ha coinvolta in prima persona, io stessa non credevo che si potesse essere vittima ed allo stesso modo carnefici inconsapevoli.
Sapete com'è no?
Una mattina vi svegliate e trovate qualcosa di estremamente buffo.
E' successo a tutti di perculare qualcuno, giusto?
Fatto così, senza pensarci troppo, senza estremi sensi di colpa.
Come quella volta che sul web rimbalzava il video di quel ragazzo giapponese che chiedeva la grazia a S.Gennaro. Si ride di qualcuno e di qualcosa perchè, semplicemente, secondo la nostra testa o per una serie di inspiegabili ragioni la cosa è divertente assai.


Non voglio fare l'ipocrita, spesso anche io rido di cose altamente improbabili e senza una logica minima. E sparlo, sparlo da morire. Come qualsiasi essere umano.
Ogni tanto esco con i miei amici, quattro birre, un pensiero fugace, ricordi sparsi.
Ma poi, l'inizio della fine.
Ci si siede a tavolino, si discute della ragazza con il naso grosso, di quell'ex fidanzato che adesso sta con la cozza di turno, di quella vecchia amica di scuola che ha preso peso manco non mangiasse da una vita, di quel compagno di scorribande che ora è finito nel tunnel delle dipendenze. Della ragazzina che da piccola fece uscire un sex-tape e di come adesso sia una suorina super credente. Della professoressa che si è sposata con il collega e degli ex amici che son diventati tutti troppo brutti e cattivi.
Vi sfido, uno per uno, a dire di non aver mai fatto una cosa simile.
Io ho pure i miei soggetti preferiti, ma che volete farci, è il mio modo personale per esorcizzare il dolore che certe persone hanno inflitto nella mia vita nel corso di anni di vicinanza. Ma questa non resta una giustificazione. Non lo è e non vuole esser una scusa.

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BULLIZZARE SENZA RENDERSENE CONTO: I CAMPANELLI D'ALLARME.


Io sono la prima a farlo ed averlo fatto, e mi cospargo il capo di cenere.
Vedete, il dramma non sta tanto nel parlare male di qualcuno, che oddio, non è esattamente la cosa migliore del mondo, ma fa comunque parte della natura.
Tutti parlano male di tutti, e per quanto ci si sforzi di negarlo, salta all'occhio. Come quando da piccoli cercavamo di seppellire sotto la spuma del mare il pallone da calcio.
Il vero casino nasce quando quello che diciamo, che sia sul web o nel silenzio della nostra mente, diventa pericoloso e potenzialmente doloroso.
Mettiamo il caso che voi scegliate di diffondere queste acidità con qualcuno che non sia la vostra santa e meravigliosa migliore amica, quanto piuttosto un pubblico vasto come lo può essere quello della rete. Mettiamo caso anche che la persona in questione, dotata di una sensibilità parecchio forte, decida di credere all'insieme di merda che abbiamo messo su. E che così, quando meno ce lo immaginiamo, quando siamo tutti impegnati a fare la cosa giusta per ripulirci la coscienza, scelga in maniera pseudo-autonoma di assecondare le nostre esortazioni a farla finita.
Perchè ha come unica colpa quella d'essere omosessuale, grassa, pigra, eccessivamente bella o ricca e mille altre cattiverie che possono passare per la nostra mente.
Ci avete mai pensato a cosa siamo capaci di fare, dire, scrivere e pure commettere quando stiamo dall'altro lato della barricata?
Credo proprio di no.

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Non voglio fare la morale a nessuno, faccio schifo come persona, come essere umano e di recente anche come blogger, ma una cosa, una sola, voglio farvela fare. 
Pensate sempre alle conseguenze delle vostre parole, al senso profondo di quel commento lasciato in maniera acida e sbadata su un social, alla cattiveria da tavolino di un bar a cui siete abituati.
A cui siamo abituati. Smettiamola di batterci le mani sul petto e dire che non è stata colpa nostra, quando poi, alla fine, siamo gli artefici del nostro destino e di quello altrui.
Abbiamo bisogno di umanità, abbiamo bisogno di vere emozioni.
Abbiamo bisogno tutti di ricordare che le parole feriscono, anche se scritte su un social, dietro ad una tastiera. Che dietro a degli schermi che si illuminano ci sono uomini, donne, cuori, anime, cervelli.
Dobbiamo ricordarci che tutto, è importante.
Che le parole hanno un peso. Che noi abbiamo un peso.


With love, Zaira

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FESTEGGIARE LA DONNA, SERVE ANCORA?


festeggiare la donna, serve ancora? fashionsobsessions.com @zairadurso zaira d'urso fashion's obsessions blog i disagi del blogging festa della donna 8marzo


Se c'è una giornata che detesto è proprio quella legata alla festa della donna.
Avete presente quella giornata dove tutti, ma proprio tutti impiegano il loro tempo a scrivere post dozzinali sui social per dire che le donne vanno festeggiate ed omaggiate solo se sono vere donne?
Non dimentichiamoci gli auguri agli uomini che si fanno le sopracciglia ad ala di gabbiano, quelli super depilati e le wonder woman della situazione.
Se non fate gli auguri anche a loro, poi si offendono eh!
Io rientro pienamente in quei tutti, con qualche giorno di ritardo che fa sempre bene e che ci piace assai.
Non ho scritto ieri per mancanza di idee, ma per lanciare un messaggio.
Giuro, scoprirete alla fine di questo blogpost.

festeggiare la donna serve davvero? fashionsobsessions.com zairadurso @zairadurso i disagi del blogging fashion's obsessions blog riflessioni varie femminismo

FESTEGGIARE LA DONNA SERVE ANCORA?


E' noto ai più che leggono questo spazio web che io sia una donna, discretamente carina ma comunque donna e che in quanto tale abbia il diritto ed il dovere di dire la mia su quella che sopra ogni ragionevole dubbio si classifica come la nostra festa.
Ma che senso ha festeggiare le donne?
A che pro rimarcare ancora una volta una serie di differenze di cui nessuno, ma proprio nessuno, sente il bisogno?
Ma che davvero, nel 2018, noi donne, abbiamo bisogno di sentire la favoletta sul principe azzurro che ci salva? 
Datemi della matta, chiamatemi pure femminista, ma io sono stufa di sentire e leggere sempre tutte queste differenze.
Sono stanca di sentirmi dire che in giornate come quella dell'otto Marzo devo uscire, andare a bere con le amiche e trovare il tempo per staccare con la mente dal mio lavoro.
Certo, se poi in questo marasma di emozioni e situazioni trovo anche il tempo per concedermi uno spogliarello o altri spettacoli simili, sarebbe decisamente meglio.
Giusto per fare la coerente con me stessa, e dopo aver lottato anni contro la mercificazione del corpo femminile, andare a godere di uno spettacolo che esalta la mercificazione del corpo maschile. Ne abbiamo bisogno? Decisamente no.
Così come, sarebbe davvero poco etico foraggiare tutti quei localini che propongono la festa della donna come unico mezzo per far prendere una pausa ad una donna.

Sono stremata dalle continue domande sul mio intelletto, delle continue insinuazioni per via del mio carattere aperto e pure delle discriminazioni sul lavoro.
Una donna che parla apertamente di sessualità, politica, spettacolo, arti varie e pure cucina, non è di certo l'angelo del focolare, e non vi è alcuna ragione per ergersi a moderni paladini del mos maiorum e richiedere ad una donna specifiche simili.
Allo stesso modo, non è una sprovveduta e nessuno, ma davvero nessuno vi autorizza ad avere nei suoi riguardi atteggiamenti che scadono nel ridicolo e nelle mancanze di rispetto più disparate.
Del resto, gli stessi che ancora oggi ci pongono domande simili, sono quelli che danno della puttana alla prima ragazza che li rifiuta, anche in maniera garbata. La donna poi diventa bottana industriale se osa parlare troppo a lavoro, rispondere in malo modo a certi finti complimenti ed altre cose di cui sicuramente sarete a conoscenza, ahimè.
Sono parecchio incazzata nello scoprire che molte delle mie colleghe ricevono ancora un compenso inadatto alle loro mansioni lavorative.

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FESTA DELLA DONNA: CI SERVE DAVVERO?

Sono arcistufa di sentire. di leggere, storie di donne umiliate, massacrate e private della dignità minima che serve ad ogni essere umano per vivere una vita quantomeno serena.
Donne private della loro libertà, del loro essere madri, mogli, compagne, sorelle, amiche. Donne che semplicemente non possono più essere se stesse.
Sono stanca di leggerle spesso solo per questa festa, perchè durante il resto dell'anno la tematica appare troppo triste per parlarne sui giornali. 
Ma l'Otto Marzo è legalizzato, fa piacere sentire le storie delle donne che soffrono e lottano. 
Ci aiuta pure a ripulirci la coscienza sporca.
Diventa più semplice ricordare quello che succede all'esterno in una giornata dove tutto sembra parecchio semplice e semplicistico, e dove ci si sente in estremo diritto e dovere di espiare colpe che poi si continuano a compiere tutto l'anno.
Potrei continuare all'infinito con l'elenco delle azioni che mi innervosiscono di questa giornata e più in linea generale nella descrizione degli atteggiamenti di varie categorie, in primis proprio quella femminile, ma oggi sono buona e vi risparmio tale supplizio.
Credo che questa serva più agli uomini, perchè ne hanno, ne avete davvero bisogno.

In questi secoli di evoluzione sfrenata avete davvero dimenticato cosa significhi vivere in comunione con qualcosa di prezioso ed importante come una donna. Vi siete scordati il significato profondo della cacciata dall'Eden, avete dimenticato la dolcezza, la galanteria e pure la cortesia minima.
Non parliamo di gesti eclatanti e di azioni impossibili che nessuno può mai riuscire a compiere.
Vi chiediamo, vi chiedo, di non etichettare nessuna donna, giovane o meno che essa sia, come una poco di buono. Vi chiedo di non sfruttare sul posto di lavoro una donna, pagandola meno del suo giusto salario. Vi chiediamo di non mancare di rispetto, nemmeno per scherzo, a nessuna di noi.
Chiediamo rispetto, dignità ed amore. 
Educazione, sincerità, lealtà e tutti quei bei valori che fingiamo d'aver dimenticato. Ma non solo oggi. 
Tutti i giorni dell'anno.
Rispettateci, amateci, proteggeteci e non discriminateci. 
Trecentosessantacinque giorni all'anno.


With love, Zaira


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RITORNARE AD AMARE

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Conoscere una persona nuova dopo aver chiuso una relazione davvero importante è quantomai complesso e complicato.
Se ci penso ancora mi sento una di quelle bambine che non sanno che gusto di gelato prendere in gelateria dopo la fine dell'inverno. O come quando si ritorna a respirare dopo una lunga immersione. Per i primi tre minuti circa non ci si ricorda la sensazione che si prova con lo scorrere incessante, lento e preciso delle particelle d'ossigeno o di gelato con panna.
Respirare, su e giù col diaframma. Scegliere accuratamente chi essere e cosa essere.
Quando si ritorna a pescare nel grande mare delle relazioni dopo aver vissuto dentro ad una boccia di vetro con le pareti tondeggianti è esattamente come tornare a vivere una seconda vita.
Si, potrà sembrare melodrammatico e forse lo è, ma noi donne siamo tutte fatte così, chi più, chi meno. E per quanto possa sembrare assurdo ed incredibile, anche gli uomini funzionano allo stesso modo delle donne, in quanto esponenti dignitosi del genere umano.
Tutti, ma proprio tutti, abbiamo bisogno di staccare la spina e reimmergerci dentro a delle situazioni più convenienti.

VENTIDUE ANNI E LE SUE VENTIDUE LEZIONI

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Sono nata il 30 Gennaio del 1996, ed oggi compio 22 anni.
Ventidue anni.
La seconda volta nella mia vita in cui vedo una cifra tonda nei miei anni, la prima in cui ne apprezzo il valore.
In questi ventidue anni son cresciuta ed allungata, ho amato tantissimo e sofferto, come qualsiasi essere umano che si rispetti. Ho scoperto tanto lungo questa esperienza strana e contorta che è la vita di ogni essere umano, ed ho scelto di condividerlo con voi.
A ventidue anni, si impara ad amarsi ed accettarsi per quello che si è e per cosa sappiamo essere anche al di fuori delle apparenze. Senza permettere a nessuno di mettere un freno alle nostre passioni ed inclinazioni, di farci sentire inadatti e fuori luogo.
Dai dieci ai ventuno anni, ho imparato a scrivere col cuore e senza nessuna falsa speranza o false attese. A mettere dentro alle mie parole tutta me stessa, la mia anima, il mio cuore e perché no, anche il mio dolore. Perché il dolore serve, proprio come serve la felicità. Così canta Brunori Sas, ed io a questo giro di giostra, voglio crederci fino in fondo, fino all'osso.
Già la felicità, questa mia strana ossessione per la felicità che mi accompagna da che io ne abbia memoria. Prima volevo essere la bambina piena di giocattoli, in un castello fatato, poi l'alunna migliore della classe, e alle medie, la più popolare della scuola. Senza contare tutte le fasi intermedie in cui volevo essere, a qualsiasi costo, con qualsiasi mezzo, uno dei componenti felici della famiglia del Mulino Bianco.
Ecco, la vera felicità l'ho scoperta a tredici anni, e senza quella ricerca ossessiva, non sarei riuscita a scrivere e raggiungere la felicità giorno dopo giorno.
Scrivere mi rende felice, ed è una delle cose più sensazionali che io potessi imparare in questi ventidue anni di vita.

MI SENTO UN FALLIMENTO, COME NE ESCO FUORI?

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"Mi sento un fallimento, non riuscirò mai a concludere nulla di buono."
Questa è stata la frase che ha fatto da colonna sonora al mese di Dicembre del mio 2017.
Una delle persone accanto a me aveva scelto di buttarsi giù e di buttarmi giù.
Ogni momento di discussione, ogni attimo, era occasione e motivo per stare a pontificare su quanto la vita potesse essere triste e quanto ci si possa sentire dei falliti.
Ma vista la mia mancata propensione all'autodistruzione e la maniacale voglia di vivere, ho ceduto il passo da crocerossina alla prossima anima pia e misericordiosa che, e ne sono certa, si imbatterà nel cammino di questa persona.
Eppure una cosa l'ho imparata.

NON INSEGUIRE QUELLO CHE TI SFUGGE, NON FARE LA CROCEROSSINA!

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Quante di noi hanno la sindrome da crocerossina?
So che siamo in tante, ed in mezzo mi ci metto anche io.
Ogni crocerossina che si rispetti ha un grembiule fatto di amore, gelosia, protezione ed istinto materno.
Nella mia breve vita da ragazza con un discreto numero di relazioni, mi sono sempre impegnata a salvare e salvaguardare il giardino di emozioni che questi ragazzi avevano creato nella loro vita ed attorno a me.
Volevo salvare tutti dai loro mostri, dalle paure che toglievano il sonno la notte, dalla folle, irrazionale ed incessante abitudine all'abbandono.
Ho promesso tantissime volte a troppe persone che sarei rimasta fino all'imbrunire, che avrei perso interesse per le cose che davvero per me contavano, che avrei cambiato il mio mondo per farlo coincidere alla perfezione con il mondo immaginario, spesso idealizzato, che avevo costruito con loro. O più banalmente, avevo scelto di essere la donna, anzi la super donna, che li avrebbe resi felici.
Ma lo sapete che cosa succede davvero alle crocerossine? 
Che nel migliore dei casi, si beccano una granata in petto durante la battaglia.
Non esattamente la cosa più bella da avere dopo tutto il bene che si è dato senza sosta a queste persone.

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SINDROME DELLA CROCEROSSINA: I CAMPANELLI D'ALLARME E COME USCIRNE INDENNI.


Diciamoci la verità signore mie, e perchè no, signori miei.
Quando siamo innamorati, particolarmente legati a qualcuno o ancora più semplicemente emotivamente incatenati a qualcuno, abbiamo bisogno, sentiamo il bisogno e crediamo di poter fare tutto quello che la testa ci comunica ed il cuore ci suggerisce di fare per salvare la persona cara in pericolo.
Come me, che qualche tempo fa volevo a tutti i costi salvare qualcuno che non voleva farsi salvare, qualcuno che aveva bisogno di stare solo con se stesso, e che non si fidava delle mie parole.
Avevo scelto di cambiare la mia vita, di vivere una relazione ai limiti della follia, con una serie infinita di dubbi, incertezze, parole dette a mezza bocca, qualche disastro e la pura consapevolezza d'esser, nonostante tutto, la persona che andava sempre a salvare questo bambino indifeso dalle sue battaglie, quindi so perfettamente di cosa stiamo parlando.
Potrete pure essere le crocerossine migliori del mondo, ma vi siete poste le domande giuste?


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Bisogna esser certi della persona che vogliamo salvare, di quello che significate e di quanto voi stesse potete resistere prima di mollare la presa e lasciare andare alle ortiche quanto di bello e buono avete dentro di voi.
La persona accanto a voi ha davvero bisogno di essere salvata o siete voi ad inseguire selvaggiamente un qualcosa che invece scivola dalle vostre mani come una saponetta?
Le saponette scappano, e scappano anche le persone che non vogliono il nostro aiuto.
La persona che volete aiutare, lo merita davvero, al netto delle possibilità e degli eventi?
Siete certe che poi le cose andranno meglio?

Se una di queste riposte è un secco, forse dubbioso no, allora andate via.
Smettetela di inseguire qualcuno, qualcosa che non esiste più, un qualcuno che non vi merita, che non vi aspetta, che non ha bisogno di avervi accanto e che ha solo bisogno di crescere e di stare bene senza voi. Un qualcuno che probabilmente si sente oppresso, ferito, stanco ed in crisi d'ossigeno.
Imparate ad amarvi, ad essere felici, a vivere senza pesantezza e senza remore tutto quello che la vita vi sta donando.
Imparate ad essere si delle crocerossine, ma per voi stessi.
Che non è vero che nessuno si salva da solo, e a volte, la vera salvezza, siete solo voi.


With love, Zaira

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LA TEORIA DEL RICCIO

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Uno dei maggiori disastri dell'essere delle persone troppo emotive è l'incapacità di vivere le relazioni.
Si, proprio così.
Nelle persone estremamente, schifosamente e dannatamente emotive, si innesta il meccanismo strano del riccio.
Le persone con una spiccata emotività, quelle che parlano di solito pochissimo e non riescono a dire le cose come stanno, quelle troppo spaccone e che alla fine nascondono dentro un mondo, sono come i ricci.
Tutti sappiamo come sia fatto un riccio, di terra o di mare che sia.
Hanno come caratteristica unica ed in comune quella di esser dotati di aculei per proteggersi.
Allo stesso modo, sono le persone emotive.

SILENZIO ED AFFINITA' ELETTIVE

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Ho sempre pensato che bisogna parlare quando si ha davvero qualcosa da dire al prossimo.
Ci sono persone che ho allontanato dalla mia vita per questa ragione.
Persone bellissime e spesso piene di cultura, ma nel momento in cui ci si trovava a dialogare assieme, ecco che cadeva l'asino.
Provavo a parlare con loro della mia passione mai nascosta per la musica o di letteratura, cinema e spettacolo, cercando sempre di costruire un dialogo.
Son da sempre una di quelle strane persone che non si arrende alle prime difficoltà, o per meglio dire, cocciuta.

UN RAGGIO DI SOLE PER TE



Succede di vedere il sole.
Stiamo camminando per strada, e vediamo un raggio di sole, che sembra esser lì solo per noi.
E camminiamo con in mano un raggio di sole, come canta Jova.
Un piccolo, insignificante raggio di sole.
A volte basta poco per trovare il proprio raggio di sole personale.
Succede che un mattino ci si alza, si esce di casa presi da mille pensieri e si conosce qualcuno che ci cambia la vita con un misero raggio di sole.

Importa poco se questo raggio di sole sia un bambino pallido che sorride alla luna, un gelato mangiato in riva al mare o un cane che scodinzola felice alla vista della sua stessa ombra.
Poco importa che si sorrida a qualcosa nata per caso, ad un tramonto magico nel posto del cuore, o alla dolce e rassicurante certezza di esser amati sempre e comunque.
Un raggio di sole è impercettibile.
Non puoi toccarlo, non puoi portarlo a spasso, ma se per caso ti sfiora, porta la luce necessaria a brillare.
Un raggio di sole è un dono incredibile, di quelli che cambiano le giornate e ci salvano la vita.
Capita tanto spesso di camminare senza meta, stanchi ed increduli, e di trovare questo raggio di sole, pronto ad ascoltarci.

E si torna ad essere dei nuovi soli, delle nuove stelle magiche che sanno brillare senza una ragione, se non quella immediata, semplice ed impulsiva d'esser se stesse, di vivere e di esistere.
Ci vuole poco ad innescare questo meccanismo secondo cui tutti possiamo essere il sole personale di qualcuno.
Di norma, basta stare fermi ed in silenzio, ad ascoltare quello che un colore, una sensazione o una persona hanno da dirci.
Portare il peso di un raggio di sole è dura, ma qualcuno dovrà pur farlo.
Pian piano, si assume contezza delle cose, ci si fa carico delle ansie disinnescate e si viaggia, pur restando fermi in un luogo.
E' una grossa esperienza, e alla fine, si crea un legame di dipendenza simile a quello che la vitamina D ha con la stella più calda e maggiormente visibile dal pianeta terra.

Perciò, siate il sorriso non richiesto di qualcuno, lo sguardo felice che si incontra sui bus quando si sale dopo una giornata di stanchezza, il braccio sempre pronto a consolare ed il cuore aperto al dialogo.
Imparate a sorridere alla vita, a non dimenticare la meravigliosa ed inafferrabile leggerezza che comporta l'esistenza ; circondatevi di mistero, magia e bellezza.
Perchè cosa c'è di più bello, magico e misterioso di un raggio di sole?

With love, Zaira


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NULLA E' DOVUTO, MA TUTTO E' DA GUADAGNARE

nulla è dovuto, ma tutto è da guadagnare metafora della zucca fashion's obsessions fashionsobsessions.com zairadurso zaira d'urso i disagi del blogging


Lo so bene, per molti il titolo di questa finestra sarà una banalità.
Ma ci avete mai pensato a quante volte gli altri si aspettano che noi facciamo qualcosa per loro, senza necessariamente aver meritato un trattamento di riguardo?
Succede spesso e negli ambiti più disparati.
Siete a casa, ed il parente più indigesto e acido che voi avete attorno, vi chiede con estremo garbo e cortesi di narragli la vostra vita sessuale o sentimentale.
Freniamo un secondo.
Chi diavolo si crede d'essere questo pseudo componente del nucleo familiare per arrogarsi il diritto ed il dovere di indagare su qualcosa di cui spesso non parlo nemmeno alle persone a me più care?
Ha davvero meritato la mia confidenza, o si tratta di uno dei tanti atti dovuti?

O magari siete in ufficio ed il vostro capo, dopo avervi trattato malissimo nell'ultimo mese, si aspetta da voi il miglior rendimento della storia, la puntualità e pure una fetta di culo.
Il tutto, ovviamente, senza aumenti e gratifiche di tipo economico o umano.
Anche qui, diamoci una regolata.
Hai davvero meritato il mio tempo, le mie energie e la mia bontà?

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LA MERITOCRAZIA E' L'UNICO METRO POSSIBILE

Vedete, nella vita è tutta una questione di meritocrazia. 
C'è chi merita, e chi no.
C'è chi merita di avere la zucca più grande e al prezzo migliore dal contadino di fiducia, solo perchè appunto la fiducia l'ha guadagnata, e chi invece si becca la zucca più brutta ed insipida per aver voluto fare il galletto del cortile.
Vorrei davvero vivere in un mondo dove ad ognuno tocca la zucca che si è giustamente meritato, senza scorciatoie e senza i soliti vecchi e sterili mezzi da quattro soldi per farsi largo tra la folla.
Abbiamo bisogno di un mondo dove la zucca che abbiamo scelto di piantare e far crescere, non sia necessariamente spinta alla crescita e liberata dai parassiti grazie all'aiuto del cugino che grazie all'amico del fratello della cognata di nonna insegna alla zucca la via più semplice per farcela nella vita
Dovremmo piantare, seminare e raccogliere la nostra zucca in maniera autonoma e disinteressata.

Altrimenti, che senso ha vivere?

With love, Zaira


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LASCIARE ANDARE ED ESSERE LIBERI

lasciare andare ed essere liberi come liberarsi del passato e dei legami emotivi essere felici ed autonomi fashion's obsessions fashionsobsessions.com zairadurso zaira d'urso

Non avrei mai pensato di scrivere qualcosa in merito, ma è successo.
Ricordate quelle persone che dovrebbero stare sempre ad un passo dal nostro cuore?
Beh, loro a volte ritornano.
Ritornano e tu non sai nemmeno perchè questo sia successo.
Magari stai a casa, tenuta al caldo dai tuoi pensieri meravigliosi, o fuori per la città a lavorare.
Non importa quando e come tornano.
Le persone che stanno ad un passo dal cuore, tanto vicine da poterlo sentire battere e tanto lontano da potervi entrare, sanno tornare.
Tornano perchè forse sanno di esser stati bene, o per infliggere qualche nuova ferita.
Chi da poi peso alle ragioni, spesso non le conoscono nemmeno loro.
Sanno solo di dover tornare e di doverci ricordare che ci sono stati.

LASCIARE ANDARE ED ESSERE LIBERI: QUANDO LA LIBERTÀ DIVENTA UNA SCELTA D'ORGOGLIO.

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Tralasciando le ovvie e chiarissime conclusioni di cui avevo già parlato e di quello che succede quando una donna chiude una relazione, ci sono dei dettagli da non trascurare.
Le persone che sono state importanti nel nostro vissuto, quando tornano, spaccano in due l'anima.
Specie se la rottura definitiva è talmente fresca da essere come un marciapiede appena rattoppato su cui i ragazzini disegnano le impronte delle loro mani.
Ma bisogna lasciare andare ed essere liberi.
Loro torneranno mille volte e voi dovete essere forti.
Non c'è nessuna vergogna nel dire che certi ritorni vi faranno stare male, vi ridurranno in mille pezzetti e che voi non avrete nemmeno la forza primordiale di respirare.

La cura esiste e si chiama amore.
Quello che vi arriva da ogni punto a vostra disposizione.
Un cane, un bambino, un amico lontano, le amiche di sempre e pure il silenzio.
Bisogna farsi inverno e poi primavera tante volte quante è necessario per non commettere l'errore di tornare sui propri passi.
Nessuno cambia davvero, e chi torna, lo fa spesso per ribadire il vecchio e stantio concetto di supremazia mentale che aveva esercitato in passato.
Chiudere, lasciare andare e liberarsi dei pesi eccessivi è essenziale.
La forza di chiudere la porta col passato e la capacità d'essere finalmente liberi ed indipendenti è una cosa che nessuno potrà rubarvi.
Nemmeno l'ultimo, disperato ed illogico ritorno del pistola di turno.


With love, Zaira

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RELAZIONI A DISTANZA: MANUALE PRATICO PER LA FELICITA'

relazioni a distanza manuale pratico e consigli per essere sempre felici zairadurso zaira d'urso fashionsobsessions.com fashion's obsessions i disagi del blogging

Relazioni a distanza. Forse la combinazione di parole che mette più in crisi qualsiasi essere umano.
Diciamoci la verità: Chi scrive non è di certo una santa o una di quelle super brave con le relazioni.
Anzi, nel 99,9 % dei casi, riesco solo a far casini incredibili, mandando tutto al diavolo e perdendo di vista le persone.
Però qualche cosa l'ho imparata nel corso degli anni e con il susseguirsi delle stagioni e delle relazioni.
Qui non voglio fare nessuna distinzione fra relazioni di coppia e relazioni di tipo amicale, ma parlare solo di relazioni nella loro totalità.
Avere una relazione sincera con qualcuno è già difficile come trovare una monetina da un euro in spiaggia, se ci aggiungiamo pure la distanza, facciamo prima a voler salvare il mondo dall'inquinamento atmosferico.
La distanza, di qualsiasi genere e natura, o distrugge o ci aiuta a cementare quello che si era creato nei momenti di vicinanza.
Sarò molto sincera con voi: Io son capace solo di distruggere, solo di recente e solo con una persona che, a mio modestissimo avviso e parere, merita il premio Nobel per la pace, la tolleranza e la sopportazione, sto cementando il rapporto.

La prima cosa da combattere è la gelosia.
Inevitabilmente, tutte noi donne, ed anche gli uomini, siamo esseri umani predisposti alla gelosia.
E poco importa che si tratti di una gelosia blanda nei confronti dell'amica di penna che ha deciso di allargare la cerchia e scrivere pure al Dalai Lama o se siamo gelosi dello sconosciuto che ha messo un like alla persona del nostro cuore.
Quando si è dei gelosi a livello patologico, qualsiasi azione diventa una lotta armata contro l'icona che saltella sul nostro schermo.
La gelosia, è la bestia da abbattere e subito dopo calmare.
Bisogna prenderla, affrontarla, lasciarsi curare e subito dopo mollarla, o mandarla a fare un giro nella vita di altre persone.
Le persone vivono, anche senza la nostra costante ed inutile voglia di controllare le loro vite.
Certo, le brutte sorprese sono sempre dietro l'angolo, ma ci vuole positività.

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RELAZIONI A DISTANZA: IDEE, ESPERIENZE E CONSIGLI PER AFFRONTARLE AL MEGLIO


Se siete stati bravi ed avete superato la gelosia, avrete il secondo mostriciattolo da affrontare.
Si chiama Paura.
Paura di non essere mai abbastanza, paura che con la distanza si possa trovare qualcuno di migliore con cui trascorrere le giornate.
E tutte le nostre vecchie fobie, vengono riversate nel nuovo rapporto, rendendolo qualcosa di indigesto e difficoltoso.
Vi è mai successo di aver paura di perdere qualcuno solo perchè distante mezz'ora di macchina da voi ed improvvisamente fare una serie di errori incommentabili solo per paura di perdere qualcuno e alla fine lo perdete?
La paura rende ciechi, sordi, muti e pure molto coglioni.
Così tanto stupidi da non capire più dove si trova il bene e dove invece abita il male.
Rende tutto ovattato, ma una volta schivata questa mina, saprete che alcune certezze, non posso più esser annullate.

Subentra poi l'abitudine.
L'abitudine all'autocommiserazione, l'abitudine al mancarsi e quella più stupida all'emotività.
Diventa così semplice dire "Ti voglio bene"; basta un cuoricino su Whatsapp.
Ancora più semplice flirtare, perchè basta un emoji o qualche allusione sessuale.
Si fa l'abitudine, con tutto questo crepitio tecnologico, e si dimentica l'essenza delle cose.
Ci si abitua a far funzionare tutto, ci si abitua a gettare nel contenitore dell'umido le promesse fatte.
Basta poco per abituarsi.
Forse serve semplicemente non parlare e tenersi tutto dentro.
Si comincia a dare peso a tutte quelle azioni che si sono sempre fatte, rendendo il rapporto meccanico, artificioso e sterile.
Quindi parlate, ditele quelle parole che vi mettono agitazione, abbracciate qualcuno che vi manca appena possibile e non nascondetevi dietro agli schermi rettangolari dei vostri smartphone.

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Spero voi siate stati bravi così tanto da superare tutte le sfide.
Perchè una volta affrontate gelosia, paura ed abitudine, arriva il bello.
Arriva la fiducia, che cancella tutte le paure e le angosce, seguita dalla reciprocità.
Impari a fidarti e a vivere tutto senza paure, finalmente libero dal gioco che ti eri messo al collo, da bravo masochista quale sai essere.
Noi esseri umani, specie quelli dotati di una particolare emotività, siamo davvero bravi a fare tutto ciò.
Lasci andare via la gelosia e ti godi quello che puoi dare all'altro e quello che riesci ad avere indietro alla persona con cui hai scelto di avere una relazione a distanza.
Te ne freghi del chi ha fatto per primo un passo, perchè sai già che contare queste piccole cose, quando c'è una reciprocità di fondo non si contano nemmeno.
Se oggi ho chiamato io, se domani l'ultimo messaggio è il mio, e tu non rispondi subito, poco importa.

Vi importerà solo di esserci, senza dubbi ed insicurezze.
Di esserci quando il mondo non è presente.
Di esserci in ogni modo possibile e con ogni mezzo a vostra disposizione.
L'importante sarà esserci, fidarvi, conoscervi, apprezzarvi e supportarvi.
Sarete impegnati solo in questa missione, tralasciando tutte le piccole e grandi incomprensioni di ogni giorno.
Avrete tempo per voi stessi, tempo da dedicare alla persona a cui tenete, seppure a distanza e del tempo extra, per fare quello che vi pare.
Una volta scacciati i mostri da un rapporto, tutto sarà più semplice e bello.
Vivrete ogni momento con la dolcezza e la bellezza delle cose sperate; preoccupandovi poco o nulla del mondo che vi circonda, perchè per quanto un rapporto possa essere osteggiato, duro, complesso e complicato, quel momento sarà solo vostro.
Insomma, io tutto questo lo chiamo felicità.
Che sarà pure una piccolezza, ma come dico sempre: La felicità, vive nelle piccole cose.

With love, Zaira

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IMPARA A RISALIRE IN CIMA

Impara a risalire in cima fashion's obsessions fashion blog i disagi del blogging zairadurso zaira d'urso fashionsobsessions.com

Ci vuole un filino di pelo sullo stomaco per risalire ogni giorno la china.
Questo è quello che ho imparato in tutti i mesi passati a scrivere d'amore e a vivere in funzione dell'amore.
Ci vuole coraggio, ma bisogna imparare a risalire in cima.
Bisogna capire che per risalire in cima alla lista delle priorità è una vera sfida con se stessi.
Che non sempre riusciamo a vincere.
E' come quando si costruisce qualcosa da zero. E sappiamo tutti quanto sia difficile costruire.
Dopo tutto il tempo impiegato a vivere e costruire una relazione intima con noi stessi, fatta di fiducia, distacco ed emozioni, è necessario risalire la china come ultima, estrema soluzione.

NONNISMO 2.0


festa dei nonni fashion's obsessions fashionsobsessions.com zairadurso zaira d'urso i disagi del blogging

Nonno.
Nonna.
Parole bellissime, fra le prime che un bambino impara a dire.
Il mio piccolo Francesco, il mio amato nipotino, mi ha insegnato e ricordato che i nonni, sanno darci tutto l'amore del mondo e tutta la gioia possibile.

Nonna è la mamma permissiva, quella dolce e con la dispensa sempre piena di dolcetti.
La mia era bellissima: Dolce, gentile, piena di belle parole per la nipotina più piccola di casa e con tantissima bontà negli occhi e nel cuore.
Andavo da lei ogni volta che mamma osava sgridarmi per aver distrutto qualcosa.
Nonna era sempre li, a concedere, permette e lasciare andare la parte migliore di me.
Nonna Agata, ma per nonno era semplicemente Tina.
A volte più mamma che nonna.
La nonna che assecondava le voglie di una bambina capricciosa, iperattiva e sognatrice.
Che con tutti i suoi anni sulle spalle, si piegava sempre a terra per lasciarmi giocare.
Nonna dal cuore buono, nonna con un mondo dentro e tanto dolore inespresso.
Nonna sempre gentile; nonna che era solita cantarmi le sue canzoni del cuore.
Nonna che mi ha portato indietro nel suo passato e mi ha raccontato mille volte, fino a che non mi ha lasciata, la sua vita, il suo grande amore per nonno e la sua forza.
Una nonna speciale, che ha vissuto una vita intera all'insegna dell'amore e della famiglia.
Una donna che mi ha lasciato in eredità i ricordi più belli della mia infanzia, una statua ed un vuoto incolmabile.
Una nonna, semplicemente.

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Nonno è il papà severo, burbero e schivo, dalle grandi mani e dalle poche parole, ma vere.
Mio nonno era strano.
Non credo mi abbia mai chiamata davvero per nome.
A volte Liliana, a volte Liberata, altre ancora si limitava al fischio.
Ma lui era il mio nonnino speciale.
Era solito dirmi che molte cose non potevo farle, che mi sarei fatta male, che ero troppo "tosta" per esser nata femmina, e che prima o poi mi avrebbe strappato una gamba.
Nonno Turi era lo stesso che dopo avermi messo per anni l'angoscia in corpo, prima di andarsene ha azzeccato il mio nome, ha detto che la gamba non me l'avrebbe mai tagliata e che ero parte del suo cuore.
Nonno Turi e le sue strane abitudini.
Nonno che voleva cucinare a modo suo, che dava attenzione prima ai deboli e poi a tutto il resto del mondo; un nonno controcorrente, che scelse di amare infinitamente nonna.
Un uomo di campagna, semplice e fin troppo buono, anche se ci ho messo una vita a capirlo.
Un grande esempio per tutti coloro che lo hanno conosciuto, la causa segreta del mio amore per la pioggia, i funghi e le lunghe passeggiate solitarie.
Un nonno, semplicemente.

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Perchè vedete, a 21 anni e dopo un decennio di assenza, ho capito quello che tutti mi dicevano da piccola.
Che i nonni amano tanto, tantissimo, perchè sanno di lasciarci per primi.
L'ho visto con i miei occhi e sentito col cuore.
I nonni, a prescindere dalle feste e dai ricordi possibili, sono la cosa più preziosa nella vita di un bambino.
E dovrebbero lasciarlo il più tardi possibile.

With love, Zaira


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