DALLA PARTE DEL BULLO: QUELLO CHE TUTTI FACCIAMO SENZA RENDERCENE CONTO

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Ognuno di noi ha letto, visto o sentito almeno una volta una storia di bullismo.
Io stessa ve ne ho già parlato, seppur a malincuore.
Ho cercato di raccontarvi come stessero davvero le cose, senza fare quella che non poteva e non voleva dirvi tutto ciò che accade in questi casi.
Ma avete mai pensato a quello che ogni giorno facciamo per passare dalla parte dei bulli?

Prima della serie di episodi che mi ha coinvolta in prima persona, io stessa non credevo che si potesse essere vittima ed allo stesso modo carnefici inconsapevoli.
Sapete com'è no?
Una mattina vi svegliate e trovate qualcosa di estremamente buffo.
E' successo a tutti di perculare qualcuno, giusto?
Fatto così, senza pensarci troppo, senza estremi sensi di colpa.
Come quella volta che sul web rimbalzava il video di quel ragazzo giapponese che chiedeva la grazia a S.Gennaro. Si ride di qualcuno e di qualcosa perchè, semplicemente, secondo la nostra testa o per una serie di inspiegabili ragioni la cosa è divertente assai.


Non voglio fare l'ipocrita, spesso anche io rido di cose altamente improbabili e senza una logica minima. E sparlo, sparlo da morire. Come qualsiasi essere umano.
Ogni tanto esco con i miei amici, quattro birre, un pensiero fugace, ricordi sparsi.
Ma poi, l'inizio della fine.
Ci si siede a tavolino, si discute della ragazza con il naso grosso, di quell'ex fidanzato che adesso sta con la cozza di turno, di quella vecchia amica di scuola che ha preso peso manco non mangiasse da una vita, di quel compagno di scorribande che ora è finito nel tunnel delle dipendenze. Della ragazzina che da piccola fece uscire un sex-tape e di come adesso sia una suorina super credente. Della professoressa che si è sposata con il collega e degli ex amici che son diventati tutti troppo brutti e cattivi.
Vi sfido, uno per uno, a dire di non aver mai fatto una cosa simile.
Io ho pure i miei soggetti preferiti, ma che volete farci, è il mio modo personale per esorcizzare il dolore che certe persone hanno inflitto nella mia vita nel corso di anni di vicinanza. Ma questa non resta una giustificazione. Non lo è e non vuole esser una scusa.

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BULLIZZARE SENZA RENDERSENE CONTO: I CAMPANELLI D'ALLARME.


Io sono la prima a farlo ed averlo fatto, e mi cospargo il capo di cenere.
Vedete, il dramma non sta tanto nel parlare male di qualcuno, che oddio, non è esattamente la cosa migliore del mondo, ma fa comunque parte della natura.
Tutti parlano male di tutti, e per quanto ci si sforzi di negarlo, salta all'occhio. Come quando da piccoli cercavamo di seppellire sotto la spuma del mare il pallone da calcio.
Il vero casino nasce quando quello che diciamo, che sia sul web o nel silenzio della nostra mente, diventa pericoloso e potenzialmente doloroso.
Mettiamo il caso che voi scegliate di diffondere queste acidità con qualcuno che non sia la vostra santa e meravigliosa migliore amica, quanto piuttosto un pubblico vasto come lo può essere quello della rete. Mettiamo caso anche che la persona in questione, dotata di una sensibilità parecchio forte, decida di credere all'insieme di merda che abbiamo messo su. E che così, quando meno ce lo immaginiamo, quando siamo tutti impegnati a fare la cosa giusta per ripulirci la coscienza, scelga in maniera pseudo-autonoma di assecondare le nostre esortazioni a farla finita.
Perchè ha come unica colpa quella d'essere omosessuale, grassa, pigra, eccessivamente bella o ricca e mille altre cattiverie che possono passare per la nostra mente.
Ci avete mai pensato a cosa siamo capaci di fare, dire, scrivere e pure commettere quando stiamo dall'altro lato della barricata?
Credo proprio di no.

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Non voglio fare la morale a nessuno, faccio schifo come persona, come essere umano e di recente anche come blogger, ma una cosa, una sola, voglio farvela fare. 
Pensate sempre alle conseguenze delle vostre parole, al senso profondo di quel commento lasciato in maniera acida e sbadata su un social, alla cattiveria da tavolino di un bar a cui siete abituati.
A cui siamo abituati. Smettiamola di batterci le mani sul petto e dire che non è stata colpa nostra, quando poi, alla fine, siamo gli artefici del nostro destino e di quello altrui.
Abbiamo bisogno di umanità, abbiamo bisogno di vere emozioni.
Abbiamo bisogno tutti di ricordare che le parole feriscono, anche se scritte su un social, dietro ad una tastiera. Che dietro a degli schermi che si illuminano ci sono uomini, donne, cuori, anime, cervelli.
Dobbiamo ricordarci che tutto, è importante.
Che le parole hanno un peso. Che noi abbiamo un peso.


With love, Zaira

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